Oscar Wilde. Il ritratto di Dorian Gray
Londra, 1880. Seduto in Picadilly Circus vedi passare un tizio con un girasole in mano, vestito con abiti vistosi e che ha tutta l’aria di essere un perfetto dandy. Allora ti accosti al tuo amico londinese e gli chiedi, in perfetto inglese, Who is? E lui ti dice che è uno scrittore, un certo Oscar Wilde. Uno che è accusato di sfruttare le idee del Ruskin (un saggista dell’epoca), lo stile del Pater (saggista e critico) e lo spirito spicciolo di Whistler (un pittore americano). Lo stesso Whistler lo riprese bonariamente, durante una conversazione; dopo aver fatto una battuta più bella delle altre e aver sentito il signor Wilde affermare che gli sarebbe piaciuto averla detta lui, Whistler gli rispose: -La dirai, Oscar; la dirai!-
Oscar Wilde è certamente uno dei personaggi più eccentrici ed eccessivi della letteratura inglese; le sue opere sono sempre brillanti, marcate da un’ironia tagliente e raffinata che si riversa sui clichè della morale vittoriana e sulle sue figure cardine. Il suo stile, derivato dallo studio di Gautier e Flaubert, è raffinato e suasivo, se non addirittura ipnotico.
‘Il ritratto di Dorian Gray’, pubblicato per la prima volta nel 1891, è di sicuro il suo migliore romanzo. Racconta la vita di Dorian Gray, un giovane < …meravigliosamente bello, con quelle sue labbra scarlatte dalla curva delicata, quei suoi occhi azzurri pieni di franchezza, quei suoi capelli d’oro ondulati. >. Dorian Gray è nipote dell’ultimo Lord Kelso, è molto ricco e conduce una vita agiata.
Nell’incipit lo conosciamo attraverso le parole di Basilio, l’amico pittore; Dorian Gray è atteso nel pomeriggio per posare ad un ritratto che deve essere terminato. E proprio quel pomeriggio, dopo aver conosciuto Lord Henry, mentre guardava estasiato il ritratto finito, in cui Dorian pronuncia queste parole: < Se fossi io a restare sempre giovane e il ritratto a invecchiare! Per questo… per questo darei qualunque cosa; si, non c’è nulla che non sarei disposto a dare! Darei perfino l’anima mia, per questo! >.
Tempo dopo Dorian, si innamora follemente di una ragazza, Sybil Vane, che lavora come attrice in un teatro di bassa lega; i due si fidanzano nonostante lei sia di un ceto inferiore. Ma Dorian rimane profondamente deluso e indignato quando scopre che il suo amore ha reso Sybil una pessima attrice: < [parla Dorian; NDR] Si –gridò- hai ucciso il mio amore. […] Ti amavo perché eri meravigliosa, perché possedevi genio e intelligenza, perché traducevi in realtà i sogni dei grandi poeti e davi forma e sostanza ai fantasmi dell’arte. Hai portato via tutto questo. Sei superficiale e stupida. >.
Da quel momento la vita di Dorian Gray precipita in un vortice; Sybil viene trovata morta e lui scorge i primi mutamenti nel quadro di Basilio, l’incredulità lascia il posto alla certezza quando capisce che: < …l’espressione strana che aveva osservato nel volto del ritratto sembrava esserci tuttora, anzi, essersi ulteriormente intensificata. La luce vivida e palpitante del sole gli mostrava attorno alla bocca le linee crudeli, con la stessa chiarezza come se si fosse guardato allo specchio dopo aver commesso qualcosa di tremendo. >.
Ed è proprio questo il patto tra Dorian e il ritratto: tutti i segni che la vita dissoluta e il tempo lasciano sul viso di una persona comune, appaiono su un quadro ben chiuso nella soffitta della sua casa, mentre Dorian rimane un eterno ventenne. Col tempo varie voci cominciano a spargersi per la città, parlano di corruzione e dissoluzione, di immoralità e perversione; sono queste voci che portano Basilio a casa di Dorian in una notte che gli sarà fatale.
< [Parla Lord Henry; NDR] Lo sviluppo di noi stessi è lo scopo della vita; ciascuno di noi è al mondo per tradurre perfettamente in realtà la propria natura. Oggigiorno la gente ha paura di se stessa. Tutti hanno dimenticato quello che è il più alto di tutti i doveri, il dovere che abbiamo verso noi stessi. Sono caritatevoli, certo; danno da mangiare agli affamati e vestono gli ignudi, ma le loro anime restano affamate e nude. Il coraggio è scomparso dalla nostra razza; in realtà forse non l’abbiamo mai avuto. Il terrore della società che è la base della morale e il terrore di Dio che è il segreto della religione sono le due cose che ci governano. >.
Ismaele Marongiu
Ismaele about 1 year ago
Eh?
Facebook User about 1 year agoWell, I think I could understand most of your comment, but I must admit I got quite lost in the end. Correct me if I'm wrong: Wilde's style, though pushes his own historical and social limits regarding morals, presents a starightforward comparison between a man living a fantastic unaging fachade behind which his own image, painted, suffers the real life changes anyone's got to face sooner or later. He never goes under any judgement among his comrades or regrets his any of his thoughts or actions. However, Wilde provides unscapable paths to the reader to come up with his/her own conclusions about morals, asuming morality is already a social issue that shapes others' perceptions of individuals.
Now, this not necessarily points directly to religious morals. It is true, that in Wilde's context that must have been everyone's viewpoint, but there must have been some effect on self awareness as any reader is part of a society but at the same time his/her own judge in terms of conscience.
Here is where an author's ethics comes to play and expresses itself through its artcraft, writing not only to entertain or feed his ego to balance his own ID, but also bringing up the chance for reflection.
Ivette about 1 year ago